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Come è stata condotta la revisione

Gli autori hanno cercato su PubMed, CINAHL e Google Scholar gli studi disponibili fino a luglio 2024. Sono stati inclusi 26 lavori nella revisione sistematica; 22 disponevano dei dati necessari per la meta-analisi [1].

La ricerca ha riguardato prodotti destinati al controllo del peso e presentati come naturali, tradizionali o a base vegetale. I lavori originali impiegavano tecniche analitiche per identificare sostanze farmacologiche, spesso attraverso metodi cromatografici e spettrometrici.

L’unità di osservazione era il prodotto esaminato in laboratorio, non la persona che lo assumeva. Gli studi misuravano la presenza o la quantità di determinate sostanze nei campioni commerciali. Non erano sperimentazioni cliniche e non misuravano direttamente la frequenza degli effetti avversi nei consumatori.

La qualità dei dati tossicologici degli studi è stata valutata con il Toxicological Data Reliability Assessment Tool (ToxRTool). Per combinare le stime di prevalenza è stato utilizzato un modello a effetti casuali, che tiene conto delle differenze fra gli studi senza presumere che rappresentino un’unica popolazione omogenea.

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Che cosa hanno trovato le analisi

La meta-analisi riporta una stima mediana aggregata dell’adulterazione con sostanze sintetiche del 37,5%, con intervallo interquartile (IQR) del 25,9–49,6% [1].

La variabilità era molto elevata: l’indice I² raggiungeva il 92,9%. Questo indicatore quantifica la quota della variabilità nelle stime attribuibile a differenze effettive fra gli studi e non al solo errore campionario.

Un valore così alto segnala che i risultati non possono essere trasferiti indistintamente da un contesto all’altro.

Per la sola sibutramina, la stima mediana era del 21,8%, con IQR 11,9–33,5% e I² dell’88,8%. La molecola era fra gli adulteranti individuati più frequentemente: compariva in 23 dei 26 studi esaminati. Quest’ultimo numero conta gli studi che la rilevavano, non la percentuale dei singoli prodotti adulterati.

Le percentuali aggregate richiedono quindi prudenza. Un campionamento su prodotti sospetti, su una rete commerciale specifica o in un dato periodo non è equivalente a un campione casuale rappresentativo di tutti gli integratori presenti sul mercato.

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Quali sostanze farmacologiche sono state individuate

La sibutramina è l’adulterante più ricorrente nella revisione, ma non è l’unico.

Fra le sostanze ricercate o identificate nei lavori esaminati figuravano:

  • Anoressizzanti, tra cui sibutramina, fenfluramina e analoghi.
  • Diuretici, come furosemide e idroclorotiazide.
  • Lassativi e sostanze correlate, tra cui fenolftaleina.
  • Psicofarmaci, inclusi antidepressivi e benzodiazepine.
  • Stimolanti, con differenti profili farmacologici.

Non tutte erano presenti negli stessi prodotti. Inoltre, l’identificazione di una sostanza in uno degli studi non implica che abbia la stessa frequenza degli altri adulteranti, né lo stesso profilo di rischio.

La revisione riporta anche quantità misurate per alcune molecole. Sei studi che quantificavano la sibutramina per capsula hanno restituito una mediana di 8,6 mg/capsula (IQR 2,7–17,8 mg/capsula) [1].

Il dato dimostra che, in determinati prodotti esaminati, non si trattava soltanto di tracce rilevabili con strumenti sensibili. Resta tuttavia una sintesi di campioni selezionati e non descrive la quantità mediamente presente negli integratori dimagranti in generale.

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Perché la sibutramina merita particolare attenzione

La sibutramina agisce sul sistema nervoso centrale inibendo la ricaptazione di serotonina e noradrenalina. È stata utilizzata come farmaco per il trattamento dell’obesità, ma il suo profilo di sicurezza cardiovascolare ha portato alla sospensione delle autorizzazioni all’immissione in commercio nell’Unione europea nel 2010 [2].

La decisione dell’EMA è stata influenzata dallo studio SCOUT, condotto su circa 9.800 persone sovrappeso o obese con elevato rischio cardiovascolare. Nei pazienti trattati con sibutramina è stato osservato un aumento degli eventi cardiovascolari gravi rispetto al placebo.

SCOUT era uno studio clinico sulla sicurezza del farmaco. Non valutava integratori erboristici adulterati e non quantifica direttamente il rischio per chi assume un prodotto illecito contenente sibutramina.

La presenza non dichiarata della molecola pone tuttavia un problema concreto: il consumatore può essere esposto a una sostanza farmacologicamente attiva senza conoscere la dose e senza che il medico o il farmacista ne siano informati. La situazione è particolarmente delicata quando vengono assunti contemporaneamente altri medicinali.

Nel luglio 2025 la FDA statunitense ha pubblicato un avviso relativo al prodotto dimagrante FATZorb. Le analisi dell’agenzia avevano identificato sibutramina, suoi derivati e fenolftaleina non dichiarati sull’etichetta [3]. È un caso documentato per uno specifico prodotto, non una stima della diffusione di quelle sostanze in un’intera categoria.

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Adulterazione e contaminazione non sono sinonimi

La contaminazione può derivare dall’ambiente, dalla materia prima, dalla lavorazione o dalla conservazione. Un esempio è la presenza di metalli pesanti nei prodotti erboristici, già esaminata nell’articolo di WikiHerbalist sulla contaminazione da metalli pesanti.

L’adulterazione farmacologica riguarda invece la presenza di sostanze estranee alla composizione dichiarata, talvolta aggiunte per modificare gli effetti del prodotto.

L’analisi chimica può dimostrare che una molecola è presente e, quando il metodo lo permette, quantificarla. Non dimostra necessariamente chi l’abbia aggiunta, in quale fase della filiera o con quale intenzione.

Occorre distinguere anche gli effetti delle sostanze vegetali autentiche da quelli degli adulteranti. Un estratto botanico può contenere più principi attivi, ma ciò non giustifica l’attribuzione a un ingrediente vegetale degli effetti prodotti da un farmaco non dichiarato.

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Un risultato indipendente: 137 prodotti analizzati

Uno studio pubblicato nel 2021 da Jairoun e colleghi ha esaminato 137 prodotti dimagranti venduti negli Emirati Arabi Uniti, usando cromatografia liquida e spettrometria di massa [4].

Gli autori hanno identificato:

  • sibutramina non dichiarata nel 15,3% dei campioni;
  • fenolftaleina nel 13,9%;
  • fluoxetina nel 5,1%.

Il 17,5% dei prodotti conteneva concentrazioni ritenute significative di almeno una delle tre sostanze ricercate.

Le percentuali dei singoli composti non devono essere sommate: un prodotto poteva contenere più di una sostanza.

Il confronto con la revisione del 2025 mostra quanto contino il campionamento, il mercato considerato e le molecole ricercate. Un laboratorio che cerca tre adulteranti non può escludere la presenza di tutte le altre sostanze farmacologiche potenzialmente utilizzabili.

I risultati relativi a 137 campioni acquistati in uno specifico mercato non costituiscono una stima rappresentativa del commercio europeo o italiano.

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Che cosa non permette di concludere la meta-analisi

Il limite principale è l’eterogeneità dei lavori raccolti. Gli studi differivano per Paese, periodo, modalità di acquisto, numero di campioni e procedure analitiche.

Alcuni campionamenti potevano concentrarsi su prodotti sospetti o su segmenti del mercato già considerati problematici. La frequenza di adulterazione osservata può quindi essere molto diversa da quella che emergerebbe da una sorveglianza casuale sull’intera offerta commerciale.

La revisione non permette di:

  • stimare con affidabilità la quota di tutti gli integratori italiani attualmente adulterati;
  • stabilire la sicurezza o la pericolosità di un marchio non esaminato;
  • attribuire direttamente gli eventi clinici nei consumatori alle sostanze ricercate;
  • dimostrare che le formulazioni vegetali autentiche siano inefficaci o intrinsecamente rischiose.

Non sarebbe corretto utilizzare il 37,5% come probabilità individuale di acquistare un integratore adulterato. Il risultato documenta soprattutto la necessità di controlli analitici mirati.

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Etichetta, notifica e controlli: il contesto italiano

In Italia gli integratori alimentari appartengono alla categoria degli alimenti, non a quella dei medicinali. L’operatore responsabile deve rispettare la normativa applicabile e notificare l’etichetta al Ministero della Salute secondo le procedure previste [5].

La notifica non costituisce un’autorizzazione preventiva né un’approvazione implicita della sicurezza del prodotto, come chiarisce il Ministero nelle proprie FAQ.

Una documentazione commerciale formalmente completa non equivale a una verifica analitica indipendente di ogni lotto. La possibilità di rilevare adulteranti dipende dai controlli effettivamente eseguiti e dalle sostanze incluse nei metodi di ricerca.

Per il consumatore sono rilevanti la tracciabilità dell’operatore, l’identificazione del prodotto e del lotto, la provenienza commerciale e la possibilità di consultare avvisi ufficiali o richiami.

Espressioni come «100% naturale» o «senza sostanze chimiche» non costituiscono garanzie analitiche. Anche la presenza dichiarata di una pianta conosciuta, come il ginseng, non permette di dedurre quali altre sostanze siano presenti o assenti in una formulazione complessa.

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Quando sospettare un prodotto non conforme

Promesse di dimagrimento rapido, effetti descritti come paragonabili a quelli di un farmaco, ingredienti non identificabili e assenza di informazioni attendibili sul produttore sono elementi che richiedono attenzione.

Nessuno di questi segnali, preso isolatamente, dimostra l’adulterazione. Allo stesso modo, l’assenza di segnali sospetti non certifica che un prodotto sia conforme.

Un effetto farmacologico inatteso non dovrebbe essere interpretato come prova dell’efficacia dell’estratto vegetale dichiarato. La composizione reale va verificata, quando necessario, attraverso analisi appropriate.

In presenza di sintomi importanti dopo l’assunzione di un prodotto dimagrante è opportuno richiedere una valutazione sanitaria e conservare confezione, lotto ed elenco degli ingredienti. Queste informazioni possono essere utili anche per eventuali segnalazioni alle autorità competenti.

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Il significato dei risultati per la sicurezza dei prodotti erboristici

La revisione del 2025 non indica che tutti i prodotti erboristici siano insicuri, né suggerisce che l’adulterazione sia una caratteristica propria delle piante medicinali.

Documenta un problema specifico: alcuni prodotti venduti come naturali contengono sostanze farmacologiche non dichiarate, individuabili mediante analisi di laboratorio.

La variabilità dei risultati tra gli studi impedisce di ricavare una prevalenza generale affidabile per il mercato attuale. Rende però evidente l’utilità di programmi di sorveglianza che specifichino come vengono scelti i campioni, quali molecole sono ricercate e quali metodi analitici sono impiegati.

Per distinguere un prodotto conforme da uno adulterato, l’origine naturale dichiarata non è un criterio sufficiente. Contano la composizione effettiva, la documentazione della filiera e i controlli di qualità.

Riferimenti

  1. Phan DTA, Kongkaew C, Heinrich M, Dao TCM, Vo TH. (2025). From ‘traditional’ remedies to ‘modern’ supplements: a systematic review and meta-analysis of pharmaceutical adulteration in weight-loss natural products. Frontiers in Pharmacology, 16, 1594975. DOI: 10.3389/fphar.2025.1594975. PMID: 40444036.
  2. European Medicines Agency. (2010). Sibutramine: Article 107 referral. Procedura europea di revisione del rapporto beneficio-rischio e sospensione delle autorizzazioni. Documento EMA.
  3. U.S. Food and Drug Administration. (2025). FATZorb may be harmful due to hidden drug ingredients. Avviso del 22 luglio 2025. Documento FDA.
  4. Jairoun AA, Al-Hemyari SS, Shahwan M, Zyoud SH. (2021). Adulteration of Weight Loss Supplements by the Illegal Addition of Synthetic Pharmaceuticals. Molecules, 26(22), 6903. DOI: 10.3390/molecules26226903. PMID: 34833995.
  5. Ministero della Salute. (2025). FAQ — Alimenti soggetti a notifica attraverso NSIS. Documento istituzionale.
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