Le radici antiche
La farmacognosia ha radici profonde che risalgono alla preistoria. Si ritiene che i prati e i boschi fossero le prime “farmacie” per gli esseri umani primitivi, che impararono presto a riconoscere le piante con proprietà curative (medicina istintiva). L’uomo primitivo identificò alcune piante tossiche (come il curaro, il veratro e la belladonna) e imparò ad utilizzarle per cacciare, mentre contemporaneamente scoprì che alcune piante avevano proprietà curative (come l’oppio, la china, il guaiaco e il giusquiamo).
I primi documenti scritti che descrivono malattie e rimedi includono il Papiro di Edwin Smith, che risale al 1600 a.C. circa, e il Papiro di Ebers, risalente al 1550 a.C., entrambi provenienti dall’antico Egitto. Gli erbari cinesi come il Pen Ts’ao, che si ipotizza sia stato scritto tra il 300 a.C. e il 200 d.C., descrivevano circa 365 droghe vegetali. Questo testo era composto di tre volumi e conteneva conoscenze erboristiche che si dice siano state tramandate da bocca a orecchio direttamente dal leggendario imperatore Shen Nung vissuto, secondo alcuni, attorno al 2800 a.C.
In Oriente, i testi indiani Ayurveda (500 a.C. – 200 a.C.) e Atharvaveda (1500 a.C. – 1000 a.C.) contenevano informazioni sulle piante medicinali e le loro applicazioni. Le tavolette assire di Assurbanipal, risalenti al 650 a.C. circa, contengono informazioni mediche, tra cui descrizioni di piante medicinali e le loro applicazioni terapeutiche. Queste tavolette forniscono una preziosa testimonianza delle conoscenze mediche e farmacologiche dell’antica Mesopotamia.
Nell’antica Grecia, il medico Ippocrate (460 a.C. – 370 a.C.), spesso considerato il padre della medicina occidentale, utilizzava le erbe medicinali come parte del suo approccio olistico alla cura dei pazienti. Con lui si ebbe un primo distacco tra la scienza medica e la terapia magica [1]. Il Corpus Hippocraticum sistematizza le regole per raccogliere e preparare i rimedi vegetali, inclusi belladonna, oppio e menta, e classifica le piante in base all’effetto e alla modalità di utilizzo per la formulazione di vari medicamenti come unguenti, impacchi, frizioni e clisteri.
Il suo allievo, Dioscoride, autore del “De Materia Medica”, codificò l’uso di oltre 600 piante medicinali nel I secolo d.C.
Claudio Galeno (129- circa 216 d.C.), medico e filosofo romano di origini greche, ha dato un contributo fondamentale alla farmacognosia. Grazie ai suoi trattati sulle erbe officinali, Galeno è considerato uno dei padri della medicina. Le sue teorie sul dosaggio e la proporzione nelle ricette mediche hanno gettato le basi per la farmacia moderna e la farmacologia. Ancora oggi, i “preparati galenici”, prodotti farmaceutici a base di erbe, testimoniano l’influenza delle sue scoperte nel campo della farmacognosia.
