La menta è conosciuta fin dall’antichità, Dioscoride in De Materia Medica (50-70 d.C.) ne parla così:
“La menta verde, conosciuta anche come minthe, è una piccola erba famosa per le sue proprietà riscaldanti, astringenti e asciuganti. Per questo motivo, il suo succo, se bevuto con aceto, ferma il sanguinamento, elimina i vermi intestinali rotondi, stimola il desiderio sessuale e, se assunto con due o tre germogli insieme al succo di melagrana acida, ferma il singhiozzo, il vomito e il colera. Applicata come impacco con semolino d’orzo, riduce gli ascessi; se messa sulla fronte, allevia il mal di testa e riduce il gonfiore e la tensione del seno.
Con il sale, funge da impacco per le persone morsicate dai cani, e il suo succo con idromele è adatto per curare i mal d’orecchio. Utilizzata dalle donne come pessario prima del rapporto sessuale, provoca sterilità e, se strofinata su una lingua ruvida, la leviga. Inoltre, impedisce al latte di cagliare quando vi si mescolano piccoli germogli, rendendolo sano e saporito.
Esiste anche una menta verde selvatica, con foglie più spesse e in generale più grande della menta bergamotto, dal profumo piuttosto sgradevole e meno utile per scopi salutistici.“[1]
La pianta è ben nota per le sue proprietà antispasmodiche, eupeptiche, carminative, colagoghe, coleretiche e antisettiche. È particolarmente utile nel trattamento dell’atonia del tratto gastrointestinale, in quanto può ridurre il tono dello sfintere esofageo e facilitare l’espulsione di gas. Inoltre, viene utilizzata per alleviare la nausea, gli stati spastici a livello gastrico e intestinale di origine psicosomatica e la mancanza di appetito.