Fitochimica
La parte di Boswellia serrata impiegata in fitoterapia non è il legno né la foglia, ma l’oleo-gommo-resina che essuda dal tronco dopo incisione della corteccia. La sua composizione varia con origine, raccolta e lavorazione. Una revisione farmacognostica riporta indicativamente 30-60% di frazione resinosa, 5-10% di olio essenziale e una restante componente costituita soprattutto da polisaccaridi [4].
La frazione resinosa contiene numerosi terpeni, tra cui monoterpeni, diterpeni, triterpeni tetraciclici e soprattutto triterpeni pentaciclici. I quattro acidi boswellici più frequentemente studiati sono l’acido β-boswellico, l’acido acetil-β-boswellico, l’acido 11-cheto-β-boswellico o KBA e l’acido 3-O-acetil-11-cheto-β-boswellico o AKBA [4,5].
KBA e AKBA sono diventati marcatori importanti degli estratti standardizzati perché, in sistemi biochimici e cellulari, interferiscono con vie coinvolte nella risposta infiammatoria, tra cui la 5-lipossigenasi e il metabolismo dei leucotrieni [4,5]. Questi risultati sono preclinici: l’inibizione di una via molecolare non dimostra da sola un beneficio terapeutico nell’uomo.
Un altro elemento rilevante è la farmacocinetica. Gli acidi boswellici, in particolare KBA e AKBA, mostrano un assorbimento orale limitato e le concentrazioni plasmatiche dipendono molto dalla formulazione [5]. In uno studio farmacocinetico su appena 10 volontari sani, una singola dose di 333 mg di particelle lipidiche solide contenenti estratto di B. serrata è stata sviluppata proprio per aumentarne la biodisponibilità [6]. Il dato non permette di equiparare 333 mg di quella formulazione a 333 mg di resina o di un altro estratto commerciale.




