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Eziologia e patogenesi del virus varicella-zoster

Il VZV è un virus a DNA a doppio filamento della famiglia Herpesviridae, sottofamiglia Alphaherpesvirinae. Dopo la primo-infezione (tipicamente la varicella nell’infanzia) il virus non viene eliminato dall’organismo: si stabilisce in forma latente nei neuroni dei gangli sensitivi cranici e spinali della radice dorsale, dove sfugge alla sorveglianza immunitaria limitando l’espressione di antigeni sulla superficie cellulare e attivando meccanismi di silenziamento genico. Durante la latenza, l’unico gene virale continuativamente espresso è il VZV Latency-Associated Transcript (VLT), che contribuisce a mantenere il virus in uno stato di quiescenza replicativa.

La riattivazione si produce quando l’immunità cellulo-mediata scende al di sotto di una soglia critica. Invecchiamento (immunosenescenza), terapie immunosoppressive, neoplasie ematologiche, infezione da HIV e stress psicofisico prolungato sono i principali fattori precipitanti. Una volta avviato il programma litico, il virus percorre in senso anterogrado le fibre nervose sensitive fino alla cute del dermatomero corrispondente, causando infiammazione perilesionale, degenerazione assonale ed edema perineurale, cui seguono le manifestazioni cliniche caratteristiche.

A livello molecolare, la riattivazione coincide con la transizione dal programma di latenza alla fase litica, con espressione sequenziale dei geni immediato-precoci (IE), precoci (E) e tardivi (L) e produzione di nuovi virioni infettivi. La risposta immunitaria dell’ospite, se adeguata, limita la diffusione virale e contribuisce alla guarigione; quando invece è insufficiente, il danno neurale si estende, aumentando il rischio di nevralgia post-erpetica.

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Epidemiologia e fattori di rischio

Il 30% circa della popolazione generale sviluppa herpes zoster nel corso della vita, ma la distribuzione del rischio è tutt’altro che uniforme. L’incidenza è fortemente età-dipendente: dai circa 1-2 casi per 1.000 persone/anno nei soggetti sotto i 50 anni si sale a oltre 10 casi per 1.000 persone/anno negli over 80. Tra i fattori di rischio accertati:

  • Immunosenescenza: con l’invecchiamento si riduce progressivamente l’immunità cellulo-mediata specifica per VZV, favorendo la perdita del controllo sulla latenza virale
  • Immunosoppressione iatrogena: corticosteroidi sistemici, farmaci biologici, agenti alchilanti, condizione post-trapianto d’organo
  • Malattie immunodepressive: infezione da HIV (rischio 25-50 volte superiore rispetto alla popolazione generale), leucemia linfocitica cronica, linfoma di Hodgkin
  • Diabete mellito e alcune malattie autoimmuni
  • Stress cronico e carenze nutrizionali, in particolare di vitamina D e zinco, che modulano la risposta immunitaria adattativa

Sul fronte della prevenzione, la vaccinazione con il vaccino ricombinante adiuvato RZV (Shingrix) riduce il rischio di herpes zoster di circa il 91% negli adulti sopra i 50 anni e il rischio di nevralgia post-erpetica dell’89%, con un’efficacia protettiva documentata per almeno 7-10 anni. Il vaccino è raccomandato anche nei soggetti immunocompromessi, nei quali il rischio di malattia grave è più elevato.

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Manifestazioni cliniche

La malattia si sviluppa in tre fasi cliniche riconoscibili, ciascuna con caratteristiche proprie.

Fase prodromica. Dura 2-4 giorni e si manifesta con dolore urente, bruciore, parestesie o prurito localizzati lungo il dermatomero coinvolto, in assenza totale di lesioni cutanee visibili. A volte si associa febbre lieve, cefalea e malessere generale. In questo stadio la diagnosi è clinicamente difficile: i pazienti vengono spesso orientati verso una nevralgia intercostale, un’ernia discale o, in caso di localizzazione toracica anteriore, verso una patologia cardiaca. Il riconoscimento precoce è importante perché la terapia antivirale è tanto più efficace quanto prima viene avviata rispetto all’esordio dell’eruzione.

Fase eruttiva. Compaiono macule eritematose che evolvono rapidamente in papule, poi in vescicole a contenuto limpido e successivamente torbido, disposte in banda monolaterale rispetto alla linea mediana, corrispondente al territorio di distribuzione di un singolo dermatomero. La localizzazione toracica (dermatomeri T3-L2) è la più comune, nel 50-70% dei casi. Il coinvolgimento del ramo oftalmico del trigemino (V1) si verifica nel 10-15% dei casi: l’herpes zoster oftalmico può complicarsi con cheratite, uveite e, nelle forme severe, perdita visiva permanente. Un’altra localizzazione clinicamente rilevante è la sindrome di Ramsay Hunt, che interessa il nervo facciale (VII) e il nervo vestibolo-cocleare (VIII), con possibili sequele di paresi facciale e ipoacusia. La fase eruttiva ha una durata media di 7-10 giorni.

Fase di risoluzione. Le vescicole si seccano e formano croste che si distaccano nel corso di 2-4 settimane. La guarigione cutanea non implica necessariamente la risoluzione del dolore: in una quota significativa di pazienti, il danno neurale infiammatorio persiste come nevralgia post-erpetica.

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Nevralgia post-erpetica: fisiopatologia e impatto clinico

La nevralgia post-erpetica (NPE) è la complicanza piu rilevante dell’herpes zoster sul piano clinico e su quello della qualità della vita. Per definizione si parla di NPE quando il dolore persiste per oltre 90 giorni dall’esordio dell’eruzione. Colpisce circa il 10-20% dei pazienti adulti, ma la prevalenza sale al 30-50% negli over 60. I meccanismi fisiopatologici coinvolti sono molteplici e in parte sovrapposti.

La sensibilizzazione periferica nasce dal danno infiammatorio alle fibre C e Adelta: si abbassa la soglia di attivazione dei nocicettori, che diventano ipereccitabili e possono scaricare spontaneamente anche in assenza di stimoli esterni. A livello spinale, si producono modificazioni plastiche nel corno dorsale del midollo spinale, con un fenomeno di sensibilizzazione centrale (wind-up) che amplifica il segnale doloroso attraverso l’attivazione prolungata dei recettori NMDA. A questo si aggiunge la perdita degli interneuroni inibitori della lamina II, che fisiologicamente modulano la trasmissione dolorifica secondo il meccanismo descritto nella teoria del gate control (Melzack e Wall, 1965). La degenerazione walleriana delle fibre nervose sensitive, infine, porta a una riorganizzazione aberrante delle terminazioni che mantiene attiva la segnalazione dolorifica a lungo termine.

Il dolore viene descritto dai pazienti come bruciante, lancinante o pulsante, accompagnato da allodinia (dolore evocato da stimoli innocui come il contatto con gli indumenti) e iperalgesia. Le ricadute sulla qualità della vita sono pesanti: sonno disturbato, stati depressivi, difficoltà lavorative e riduzione dell’autonomia quotidiana sono conseguenze comuni, specialmente negli anziani, che già presentano riserve funzionali ridotte.

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Piante medicinali con evidenza scientifica

L’uso di piante officinali nell’herpes zoster deve essere collocato all’interno di una strategia di terapia integrata e complementare, mai alternativa agli antivirali convenzionali. Le evidenze disponibili si distribuiscono su tre ambiti principali: l’attività antivirale diretta (perlopiù documentata in vitro o su modelli cellulari), l’azione antinfiammatoria e cicatrizzante sulle lesioni cutanee, e la modulazione del dolore neuropatico nella fase di nevralgia post-erpetica. La tabella seguente riassume il profilo di ciascuna pianta.

Pianta Principi attivi chiave Ambito d’azione Tipo di evidenza Uso prevalente
Melissa officinalis Acido rosmarinico, acido caffeico Antivirale (HSV-1/2 in vitro) Studi in vitro (3 pubblicazioni) Topico (olio essenziale, estratto)
Hypericum perforatum Ipericina, iperforina, flavonoidi Antivirale + analgesico neuropatico In vitro + 1 RCT topico vs aciclovir Topico (formulazione standardizzata)
Calendula officinalis Faradiolo, taraxasterolo, carotenoidi Cicatrizzante, antinfiammatorio cutaneo Revisioni sistematiche (evidenza moderata) Topico (crema, olio, tintura madre)
Capsicum spp. (capsaicina) Capsaicina (vanilloide) Analgesico neuropatico (NPE) Meta-analisi di 6 RCT Topico (crema 0,025-0,075% o cerotto 8%)
Glycyrrhiza glabra Glicirrizina (acido glicirrizico) Antivirale diretto su VZV in vitro 2 studi in vitro su ceppi VZV Topico (con cautela per uso sistemico)
Echinacea spp. Polisaccaridi, alchilammidi Immunomodulazione aspecifica RCT negativo su herpes ricorrente Orale (evidenza insufficiente)

Melissa officinalis L.

La Melissa officinalis (famiglia Lamiaceae) deve la sua attività antivirale principalmente all’acido rosmarinico e agli altri composti fenolici presenti nelle foglie (acido caffeico, acido ferulico). Tre studi in vitro hanno documentato questa attività nei confronti dei virus della famiglia Herpesviridae.

Dimitrova et al. (1993) hanno dimostrato che gli estratti acquosi di melissa esercitano un effetto virucida su HSV-1 con inattivazione del virus entro 3-6 ore, un’attività attribuita alla presenza di acidi fenolici identificati per cromatografia su strato sottile [1]. Schnitzler et al. (2008) hanno mostrato che l’olio essenziale riduce la formazione di placche virali del 98,8% per HSV-1 e del 97,2% per HSV-2 a concentrazioni non citotossiche, con un’azione che avviene prima che il virus raggiunga la cellula ospite [2]. Astani et al. (2014) hanno infine confermato che sia l’estratto acquoso sia l’acido rosmarinico isolato inibiscono l’attaccamento e la penetrazione di HSV-1 aciclovir-resistente nelle cellule bersaglio, con valori di IC50 compresi tra 0,13 e 0,23 µg/mL, senza alcun effetto sulla replicazione intracellulare [3].

Va tenuto presente che questi studi riguardano HSV-1 e HSV-2, non il VZV: sebbene appartengano alla stessa famiglia, sono virus biologicamente distinti. La trasferibilità dei risultati all’herpes zoster richiederebbe studi specifici su VZV e trial clinici controllati che al momento non sono disponibili.

Hypericum perforatum L. (Iperico)

L’Iperico (erba di San Giovanni, famiglia Hypericaceae) contiene due classi di composti particolarmente rilevanti in questo contesto: l’ipericina e la pseudoipericina (naftodiantroni, responsabili dell’attività antivirale) e l’iperforina (floroglucinoloide, con azione neuromodulatoria e analgesica). A questi si aggiungono flavonoidi, tannini e xantoni.

Cao et al. (2022) hanno chiarito il meccanismo antivirale molecolare dell’ipericina: il composto inibisce l’endonucleasi alcalina di HSV-1 (proteina UL12), bloccando l’elaborazione del DNA virale replicato e causando l’accumulo anomalo dei nucleocapsidi nel nucleo. Lo studio ha documentato anche effetti virucidi diretti e inibizione nelle fasi precoci del ciclo replicativo [4]. Sul versante clinico, Clewell et al. (2012) hanno condotto un RCT su 149 pazienti con lesioni erpetiche cutanee, confrontando una formulazione topica a base di solfato di rame e H. perforatum con aciclovir crema al 5%. La formulazione botanica ha mostrato una tollerabilità significativamente migliore, con probabilità di bruciore e formicolio 1,9 volte maggiori nel gruppo aciclovir, e un’efficacia clinica complessivamente comparabile [5].

L’iperforina, agendo da inibitore della ricaptazione di serotonina, dopamina, noradrenalina e GABA, può contribuire alla modulazione del dolore neuropatico nella nevralgia post-erpetica, pur in assenza di trial clinici specifici per questa indicazione. L’iperico è pero un potente induttore del citocromo P450 3A4 e della glicoproteina P: le interazioni farmacologiche sono numerose e clinicamente rilevanti, come dettagliato nella sezione dedicata.

Calendula officinalis L. (Calendula)

La Calendula officinalis (famiglia Asteraceae) è una delle piante officinali piu studiate per l’uso dermatologico. Le sue proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e antivirali sono attribuite a diversi costituenti: i triterpeni pentaciclici (faradiolo e suoi esteri, taraxasterolo), i flavonoidi (isoramnetina, quercetina), i carotenoidi (beta-carotene, luteina, zeaxantina) e le saponine.

Le prime evidenze antivirali risalgono a Bogdanova et al. (1970), che documentarono in modelli cellulari un’attività inibitoria di estratti di C. officinalis nei confronti del virus influenzale e del virus herpes simplex [6]. Piu recentemente, Givol et al. (2019), in una revisione sistematica di 14 studi (7 su animali e 7 clinici), hanno mostrato che gli estratti di Calendula accelerano la risoluzione della fase infiammatoria acuta e favoriscono la produzione di tessuto di granulazione nelle ferite, con risultati eterogenei per le lesioni croniche [7]. Una revisione precedente di Leach (2008) aveva raggiunto conclusioni piu caute, sottolineando la qualità limitata degli studi disponibili e la necessità di RCT metodologicamente piu rigorosi [8].

In pratica clinica, i preparati topici di Calendula (tintura madre, olio o crema standardizzata in faradioli) vengono usati sulle lesioni dell’herpes zoster per accelerare la cicatrizzazione, ridurre l’infiammazione locale e prevenire la sovrainfezione batterica. Non esistono studi clinici sull’attività anti-VZV nell’uomo: l’azione è da considerarsi esclusivamente sintomatica e locale.

Capsicum annuum L. / Capsicum frutescens L.: capsaicina per la nevralgia post-erpetica

La capsaicina è l’alcaloide vanilloide estratto dai frutti del genere Capsicum ed è il principio attivo fitoterapico con la base di evidenza clinica piu solida per il trattamento della nevralgia post-erpetica. Il meccanismo d’azione è ben caratterizzato: la capsaicina si lega al recettore TRPV1 (Transient Receptor Potential Vanilloid 1) sulle fibre nervose di tipo C, provocandone una desensibilizzazione progressiva e una deplezione di sostanza P, il neuropeptide chiave nella trasmissione del segnale doloroso. Con l’applicazione ripetuta, le fibre C perdono temporaneamente la loro funzionalità, con una riduzione del dolore percepito che si mantiene per settimane.

Yong et al. (2017) hanno analizzato in una revisione sistematica e meta-analisi 6 RCT controllati con placebo sull’uso topico di capsaicina nella nevralgia post-erpetica. Tutti gli studi inclusi erano a favore del trattamento, con una riduzione media del punteggio del dolore compresa tra -31% e -4,3% rispetto al placebo [9]. Le formulazioni disponibili vanno dalle creme a bassa concentrazione (0,025-0,075%, da applicare 3-4 volte al giorno per diverse settimane) ai cerotti ad alta concentrazione all’8%, la cui singola applicazione di 60 minuti richiede supervisione medica. Il principale effetto indesiderato è una sensazione di bruciore transitorio nella sede di applicazione, che tende a ridursi progressivamente con i cicli successivi.

Glycyrrhiza glabra L. (Liquirizia): attività anti-VZV diretta

La Glycyrrhiza glabra (famiglia Fabaceae) è una delle poche piante officinali per cui esiste documentazione scientifica di attività antivirale diretta nei confronti del VZV, il virus responsabile dell’herpes zoster. Il composto responsabile è la glicirrizina (acido glicirrizico), un triterpene saponosinico presente in abbondanza nella radice.

Baba e Shigeta (1987) hanno testato la glicirrizina su cinque ceppi di VZV in colture di fibroblasti embrionali umani, rilevando una dose media inibente del 50% (ID50) di 0,71 mM. A una concentrazione di 2,4 mM la glicirrizina inattivava oltre il 99% delle particelle virali in 30 minuti, con effetti additivi o lievemente sinergici quando combinata con aciclovir o interferone-beta [10]. Shebl et al. (2012) hanno confermato l’attività antivirale di estratti di liquirizia su ceppi VZV isolati da pazienti, rilevando pero un’efficacia nettamente inferiore rispetto ad aciclovir e interferone alfa-2a [11].

Il meccanismo ipotizzato riguarda l’interazione con le glicoproteine dell’involucro virale e la riduzione delle citochine pro-infiammatorie. C’è pero un limite pratico importante: le concentrazioni efficaci in vitro sono sensibilmente superiori a quelle raggiungibili con l’uso topico tradizionale, e mancano completamente dati clinici controllati nell’uomo. Sul fronte della sicurezza, l’assunzione sistemica prolungata di glicirrizina in dosi eccessive causa pseudoiperaldosteronismo (ritenzione di sodio, ipokaliemia, ipertensione arteriosa); la dose giornaliera di acido glicirrizico non dovrebbe superare i 100 mg. La liquirizia è controindicata in gravidanza (per approfondire: Erbe medicinali in gravidanza: evidenze, sicurezza e indicazioni cliniche).

Echinacea spp.: immunomodulazione senza prove specifiche

Le preparazioni di Echinacea purpurea e E. angustifolia (famiglia Asteraceae) godono di grande popolarità come immunostimolanti. In vitro e su modelli animali, i polisaccaridi e le alchilammidi dell’echinacea attivano macrofagi, cellule NK e la produzione di interferoni di tipo I. Quando pero si passa dall’in vitro alla clinica, i risultati sono deludenti: un RCT in doppio cieco controllato con placebo, condotto per un anno su 50 pazienti con herpes genitale ricorrente, non ha evidenziato alcun beneficio statisticamente significativo di E. purpurea sulla frequenza o gravità delle recidive [12]. Studi specifici per l’herpes zoster nell’uomo non esistono. L’uso dell’echinacea in questo contesto rimane empirico e non supportato da evidenze cliniche adeguate.

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Prevenzione: fitoterapia, micronutrienti e stile di vita

La prevenzione dell’herpes zoster si gioca essenzialmente su due livelli: il mantenimento di una risposta immunitaria efficiente nei confronti del VZV latente, e la riduzione dei fattori che favoriscono la riattivazione virale. Accanto alla vaccinazione (il presidio piu efficace in assoluto), alcune piante officinali e micronutrienti hanno mostrato un potenziale immunomodulatorio che potrebbe contribuire a mantenere sotto controllo il virus, in particolare nelle categorie a rischio come anziani e immunodepressi. Si tratta pero di misure di supporto: nessuna di esse sostituisce il vaccino.

Echinacea e stimolazione immunitaria aspecifica. Come discusso nella sezione precedente, le evidenze sull’echinacea nelle infezioni erpetiche sono deboli sul piano clinico. Sul piano immunologico, tuttavia, i polisaccaridi e le alchilammidi di Echinacea purpurea stimolano la produzione di interferoni di tipo I e attivano le cellule NK, un meccanismo di difesa primaria contro i virus latenti che si sta riattivando. L’uso preventivo stagionale, specialmente in soggetti anziani con immunosenescenza documentata, rimane una pratica diffusa in fitoterapia clinica, anche se studi specifici sull’herpes zoster mancano.

Astragalus membranaceus: immunomodulazione adattogena. L’astragalo (Astragalus membranaceus, famiglia Fabaceae) e una delle piante piu studiate in medicina tradizionale cinese per il supporto immunitario a lungo termine. I polisaccaridi dell’astragalo (APS) modulano la risposta immunitaria innata e adattativa, stimolando la proliferazione di linfociti T e aumentando l’attivita delle cellule NK. In soggetti anziani, alcune ricerche hanno documentato un incremento dell’immunita cellulo-mediata dopo supplementazione con estratti standardizzati, proprio il tipo di risposta immunitaria che controlla la latenza del VZV. L’evidenza clinica specifica sull’herpes zoster e ancora preliminare, ma il profilo di sicurezza favorevole e il meccanismo d’azione ne giustificano l’interesse in un contesto di prevenzione integrativa.

Vitamina D: il legame con la riattivazione del VZV. La vitamina D svolge un ruolo chiave nella modulazione dell’immunita adattativa: favorisce la differenziazione dei monociti in macrofagi, stimola la produzione di peptidi antimicrobici (tra cui la catelicidina) e modula la risposta dei linfociti T. Diversi studi osservazionali hanno associato bassi livelli sierici di 25-idrossivitamina D a un rischio aumentato di herpes zoster, in particolare negli anziani, nei quali la carenza e comune per ridotta esposizione solare, ridotta sintesi cutanea e aumentato fabbisogno. Sebbene non esistano trial clinici randomizzati che dimostrino che la supplementazione di vitamina D riduca l’incidenza di herpes zoster, le linee guida nutrizionali raccomandano il mantenimento di livelli sierici di 25(OH)D superiori a 30 ng/mL nei soggetti a rischio. Le fonti naturali includono pesci grassi, tuorlo d’uovo e funghi esposti alla luce solare; la supplementazione con colecalciferolo (vitamina D3) e generalmente preferita per l’efficacia e la sicurezza del profilo.

Zinco: immunita cellulo-mediata e attivita antivirale. Lo zinco e un micronutriente essenziale per la maturazione dei linfociti T e per il funzionamento delle cellule NK, ed e coinvolto in modo diretto nell’attivita antivirale di numerosi enzimi cellulari. La carenza di zinco, comune negli anziani, compromette l’immunita specifica nei confronti dei virus herpes, favorendo potenzialmente la riattivazione del VZV. La supplementazione con zinco a basso dosaggio (15-25 mg/die di zinco elementare) nelle categorie a rischio puo contribuire a ripristinare una risposta immunitaria adeguata. Le fonti alimentari piu ricche includono carni rosse, semi di zucca, legumi e noci.

Vitamina C: proprietà antiossidanti e supporto immunitario. La vitamina C (acido ascorbico) supporta la funzione dei neutrofili, dei linfociti e delle cellule NK, e riduce lo stress ossidativo che si associa alle infezioni virali. In uno studio clinico condotto su pazienti con herpes zoster, la somministrazione endovenosa di alte dosi di vitamina C ha mostrato un effetto analgesico e una riduzione della durata dei sintomi rispetto al placebo. L’uso per via orale in prevenzione, a dosi fisiologiche (200-500 mg/die), e supportato da evidenze generali sull’immunita antinfettiva; dosi piu elevate possono causare disturbi gastrointestinali e, in soggetti predisposti, favorire la formazione di calcoli renali di ossalato. Per approfondire le proprieta della vitamina C, si rimanda all’articolo: Vitamina C: dose giornaliera, benefici e fonti naturali.

Melissa officinalis e Hypericum perforatum in prevenzione. Sebbene le evidenze riguardino principalmente il trattamento delle lesioni attive, sia la Melissa officinalis che l’Hypericum perforatum vengono talvolta impiegate in prevenzione nei soggetti con storia di herpes ricorrente. L’ipotesi e che i principi attivi antivirali (acido rosmarinico per la melissa, ipericina per l’iperico) possano mantenere sotto soglia la carica virale nelle fasi di riattivazione subclinica, attenuando o ritardando la comparsa dell’eruzione clinica. Si tratta pero di un uso empirico, non supportato da studi clinici specifici su herpes zoster.

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Interazioni farmacologiche e avvertenze

I pazienti con herpes zoster sono spesso anziani e in politerapia: questo rende la valutazione delle interazioni tra piante officinali e farmaci convenzionali un passaggio clinico imprescindibile. La tabella seguente riassume le principali criticità.

Pianta Principali interazioni Controindicazioni Note
Hypericum perforatum Warfarin, antiretrovirali, ciclosporina, digossina, SSRI, contraccettivi orali (riduzione efficacia per induzione CYP3A4/P-gp) Associazione con SSRI (rischio sindrome serotoninergica), gravidanza, allattamento Interazioni farmacocinetiche numerose; segnalare sempre al medico
Glycyrrhiza glabra (uso sistemico) Glucocorticoidi (potenziamento), farmaci antipertensivi (ridotta efficacia), diuretici tiazidici (ipokaliemia additiva) Ipertensione arteriosa, insufficienza renale, ipokaliemia, cirrosi epatica, gravidanza Dose massima giornaliera: 100 mg acido glicirrizico
Capsaicina topica Nessuna interazione sistemica rilevante a uso topico Cute lesa, mucose, area perioculare Cerotto 8%: applicazione in ambiente medico con guanti; evitare il contatto accidentale con occhi e mucose
Melissa officinalis Ipnotici e ansiolitici (potenziamento sedativo); possibile inibizione del TSH (dato in vitro) Cautela in ipotiroidismo; cautela nelle attività che richiedono vigilanza se associata a sedativi Profilo di sicurezza generalmente favorevole a dosi terapeutiche
Calendula officinalis (topica) Nessuna interazione sistemica rilevante a uso topico Allergia ad Asteraceae (cross-reattivita con camomilla, arnica) Prima dell’applicazione su aree estese, eseguire test cutaneo in soggetti atopici

Riferimenti

  1. Dimitrova Z, Dimov B, Manolova N, Pancheva S, Ilieva D, Shishkov S. Antiherpes effect of Melissa officinalis L. extracts. Acta Microbiol Bulg. 1993;31:55-59. PMID: 8390134.
  2. Schnitzler P, Schuhmacher A, Astani A, Reichling J. Melissa officinalis oil affects infectivity of enveloped herpesviruses. Phytomedicine. 2008;15(9):734-740. PMID: 18693101.
  3. Astani A, Heidary Navid M, Schnitzler P. Attachment and penetration of acyclovir-resistant herpes simplex virus are inhibited by Melissa officinalis extract. Phytother Res. 2014;28(10):1547-1552. PMID: 24817544.
  4. Cao K, Zhang Y, Yao Q, et al. Hypericin blocks the function of HSV-1 alkaline nuclease and suppresses viral replication. J Ethnopharmacol. 2022;295:115386. PMID: 35811028.
  5. Clewell A, Barnes M, Endres JR, Ahmed M, Ghambeer DK. Efficacy and tolerability assessment of a topical formulation containing copper sulfate and Hypericum perforatum on patients with herpes skin lesions: a comparative, randomized controlled trial. J Drugs Dermatol. 2012;11(2):209-215. PMID: 22270204.
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  8. Leach MJ. Calendula officinalis and wound healing: a systematic review. Wounds. 2008;20(8):236-243. PMID: 25941793.
  9. Yong YL, Tan LT, Ming LC, et al. The effectiveness and safety of topical capsaicin in postherpetic neuralgia: a systematic review and meta-analysis. Front Pharmacol. 2017;7:538. PMID: 28119613.
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