Rischi e limiti dell’uso fitoterapico in gravidanza
Nonostante la percezione tanto diffusa quanto spesso superficiale che i rimedi “naturali” siano sicuri, il loro utilizzo può rivelarsi rischioso, in particolar modo durante la gravidanza. Durante la gestazione, infatti, il corpo della donna va incontro a profonde modificazioni fisiologiche, ormonali e metaboliche che possono alterare l’assorbimento, la distribuzione e il metabolismo dei fitocomposti.
La barriera placentare non rappresenta una protezione assoluta e potrebbe non essere sufficiente a proteggere il feto da sostanze potenzialmente tossiche: molte molecole di origine vegetale possono attraversarla e influenzare negativamente lo sviluppo fetale, soprattutto nelle fasi precoci della gestazione. Inoltre, la maggior parte degli studi disponibili sull’uso delle erbe medicinali in gravidanza è di tipo osservazionale o basata su modelli animali, e gli studi clinici randomizzati controllati sono rari per motivi etici e metodologici. Questo porta a una carenza di dati conclusivi sull’effettiva sicurezza di molte piante, imponendo un approccio prudente, specialmente nei primi due trimestri.
Anche piante con lunga tradizione d’uso possono contenere principi attivi con potenziale abortivo, estrogenico, epatotossico o teratogeno.
In uno studio osservazionale condotto su circa 10.000 donne in gravidanza o nel primo anno post-partum, si è potuto constatare che quasi il 30% delle donne ha fatto uso di fitoterapici, spesso senza consultare un medico.
Le cinque piante medicinali più utilizzate sono risultate lo zenzero, il mirtillo rosso, il lampone, l’echinacea e la camomilla. L’echinacea è una pianta immunostimolante comunemente usata per raffreddori e influenze, ma la sua sicurezza in gravidanza non è confermata e potrebbe essere epatotossica se assunta per oltre 8 settimane [4], oltre ad avere possibili interazioni con farmaci immunosoppressori.
Le piante sono state utilizzate prevalentemente per trattare nausea e vomito (NVP), infezioni delle vie urinarie (UTI), raffreddori e influenze, per la preparazione al parto e in piccola parte per il trattamento di patologie croniche.
